Catalogo a cura di Claudia Terenzi. La mostra presenta dipinti, opere su carta, collages di Giuseppe Capogrossi dall’inizio degli anni ’50 agli ultimi anni di vita dell’artista. Una esposizione, quindi, che intende ripercorrere l’intero arco creativo di Giuseppe Capogrossi, unanimemente considerato, a livello internazionale, uno dei massimi esponenti dell’arte del secolo scorso. E’ evidente in questa mostra, la continua variazione di una iconografia che è il segno distintivo, inconfondibile dell’artista, ma al tempo stesso emerge la qualità delle materie, delle tecniche usate, dei mezzi pittorici per raggiungere effetti sempre nuovi pur con elementi fortemente strutturati. Giuseppe Capogrossi, come è noto, è stato uno dei protagonisti della cosiddetta Scuola Romana, soprattutto nell’ambito di un tonalismo chiaro e luminoso. Dopo un breve passaggio, nel dopoguerra, attraverso il neocubismo, fin dal ’48 inizia la sua determinante stagione astratta. In una mostra personale alla Galleria del Secolo, a Roma, vengono esposte per la prima volta alcune delle sue opere astratte, con una presentazione di Corrado Cagli che sottolinea il valore simbolico di quei segni richiamandosi a Jung; ne offre quindi una interpretazione in chiave psicologica, sulla base di una “inquietante” e netta rottura con il passato figurativo. Alcune opere di quei primi anni sono nero su bianco, ma via via il colore si fa sempre più efficace, con lo stesso valore strutturale del segno: colori primari, in alcuni casi, in altri casi la ricchezza cromatica determina la struttura stessa dei segni, oppure, con un semplice inserimento di colore, ne muta i rapporti. Quando apparvero queste prime opere astratte di Capogrossi molte furono le critiche feroci a questa svolta così radicale, critiche che si protrassero negli anni successivi. In realtà Capogrossi si inserì negli anni ’50, con estrema autonomia e tensione creativa, nell’ambito di quella stagione dell’informale che proprio nel segno aveva una delle più significative espressioni. Analizzare la varietà delle opere di Capogrossi è praticamente impossibile, tale è la complessità e la continua sperimentazione del rapporto tra segno e spazio, segni fittissimi in alcuni quadri, tali da ricoprire il fondo, in altri grandi campiture che mettono in risalto il rapporto tra pieno e vuoto. La sua ricerca segue regole continuamente rinnovate, che trovano in ogni mezzo diverse soluzioni. A proposito delle opere su carta Giulio Carlo Argan osservava nella premessa al catalogo generale: “...Ma il movimento combinatorio non è meccanico, è il movimento stesso dell’immaginazione... in quanto la configurazione cambia con il mutare delle qualità specifiche delle materie...”(1967).
La mostra si terrà dal19/04/2007 ore10:00 al 20/06/2007.