Emmeotto
presenta una selezione della produzione più recente di Matteo Peretti: circa
quaranta opere scelte tra i “ritratti” ed una serie di sculture monocrome
realizzate, a partire dal 2007, assemblando giocattoli usati.
Osservando
gli assemblaggi di oggetti di Matteo Peretti, opere in cui l’eleganza formale si sposa all’ironia,
ci si domanda se il giovane artista sia in debito d’ispirazione con il mondo di
Arcimboldo o con le dissacranti provocazioni novecentesche che, partendo da
Duchamp e passando per l’arte povera, hanno imposto gli umili oggetti del
vivere quotidiano al centro della ribalta artistica. In verità la storia familiare
ed il percorso di formazione del giovane artista romano fanno di lui il fertile
terreno di convergenza di mondi e tradizioni artistiche in apparenza assai
lontani. Figlio di antiquari, Peretti si è confrontato dalla nascita con l’arte
della grande tradizione italiana, compiendo però il suo percorso di formazione
lontano dal nostro paese in contesti vocati alla contemporaneità. Dopo la
laurea in arti visive conseguita nel 1995 all’Oberline College - una delle strutture universitarie più rigorose e,
al contempo,anticonformiste degli
Stati Uniti -l’artista si è
specializzato presso la Central Saint Martins School of Art di Londra, la città che, insieme a New York, ha
ospitato le sue prime mostre personali.
Accade
così che - quando l’artista dichiara di essere interessato ad analizzare e
raccontare la condizione esistenziale dell’uomo contemporaneo utilizzando gli
oggetti di scarto della sua quotidianità -non si possano nutrire dubbi sulla sua appartenenzaa quel filone di artisti in posizione
di continuità con certe ricerche delle avanguardie del ‘900, Arte Povera e Pop
Art comprese. Ma accade altresì che in Peretti l’operazione di riciclaggio
artistico sia condotta con modalità e spirito del tutto originali rispetto a
quelle stesse esperienze. Lo ha, non casualmente, rilevato uno studioso di arte
antica, Francesco Petrucci,
sottolineando come “mentre nell’arte poveral’assemblaggio di oggetti usati in nuovi contesti
formali avviene nell’ottica,esplicitamente provocatoria, della creazione di un’estetica del brutto e
del casuale, in Peretti abbiamo esattamente il contrario” . Le sculture a tutto tondo e i bassorilievi di
giocattoli che Emmeotto e Martina
Cavallarin, curatrice della
rassegna, hanno selezionatoparlano
chiaro a questo proposito. Il loro autore è impegnato nella ricerca di un alto
livello di esteticità che induce Petrucci a coniare per lui l’azzeccata definizione di pauperismo
ludico e formalista. Peretti conduce
ad unità l’infinita varietà di forme, dimensioni, consistenze e tinte della materia
di cui si serve – i giochi tratti dalla collezione che oramai invade il suo
studio – applicando nel montaggio criteri di equilibrio ed armonia tra le parti
ed uniformando ulteriormente il tutto con una patina monocromache predilige la vivacità dei colori
primari: il giallo senape, il rosso lacca, il blu oltremare, il bianco e il
nero.
Avvicinandosi
alla nuova preziosa materia sorta dal caos, lo spettatore scopre al suo interno
la presenza di .piccoli mondi organizzati. Certe volte Peretti narra storie,
altre costruisce complesse planimetrie di città fantastiche o compone metafore
da decifrare e sorprende sentire il demiurgo di tali fantasiosi artifici
raccontarsi come “uno che fa arte per rappresentare la realtà”. In effetti, dietro all’estenuata ricerca di
perfezione formale, si cela la densa sostanza di una costante riflessione sulla
vita, di cui si analizzano sia gli eterni temi esistenziali che i disagi del
contemporaneo. Scrive Martina Cavallarin: “L’opera di Peretti, costruita come un gioco e resa
tagliente dall’ironia e da una denuncia sussurrante, è un sottotesto della
realtà”.
In
Point of View la vicenda
universale del rapporto tra i sessi viene commentata costruendo su una batteria
giocattolo il mondo dell’uomo e quello della donna come diversi e contigui ma
non comunicanti. I rispettivi monarchi si osservano con curiosità dall’interno
di confini che non tenteranno di varcare.
Si
chiamano Synthetic Brain le
carcasse di vecchi televisori catodici che Peretti trasforma in affollati
teatrini. Va in scena il bombardamento di parole, suoni e immagini del mondo
della comunicazione di massa. Un mondo creato ma non governato da un’umanità
che spesso perde il controllo delle sue sofisticate creature. “Un’umanità” –
spiega l’artista – “stranamente
ingenua e bambina di fronte alle impreviste insidie dell’era tecnologica.
Un’umanità da educare. Uso i giocattoli come veicolo di una riflessione sul
nostro quotidiano proprio pensando alla funzione educativa che essi assolvono
nella formazione del bambino.”
Capita
poi che spunti e temi desunti dalle frequentazioni di famiglia con l’arte
antica si affaccino con ironica puntualità nelle sue opere. Si spiega così il
vezzo di non firmare, ma rappresentarsi piccolino all’interno delle sue
affollate scenografie. Oppure quello di trattare temi di scottante attualità
affidandosi a soggetti della grande tradizione iconografica occidentale. E’ il
caso della Strage degli innocenti “un tema classico cheutilizzo per parlare della condizione giovanile”.
Anche
nei Ritratti Peretti
applica un modo di procedere tipico della ritrattistica cinquecentesca, dove il
soggetto ritratto è circondato da oggetti e inserito in ambienti che alludono
alla sua condizione sociale, alla sua storia e al suo carattere. Senonché la
prevalente tendenza all’ironia suggerisce qui all’artista di esasperare
l’ingegnoso e collaudato escamotage sovvertendo le dimensioni dei
rappresentati, per cui gli oggetti simbolici diventano enormi rispetto alla
persona ritratta ridotta a minuscola figurina antropomorfa.
A partire dal 21 ottobre, da Emmeotto giocando si impara.
La mostra si terrà dal21/10/2009 ore18:00 al 28/11/2009.