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GIULIO TURCATO // LA LIBERTÀ OLTRE LA REGOLA

Catalogo De Luca Editore a cura di Fabrizio D’Amico.
La mostra ha il patrocinio del Comune di Roma, della Provincia di Roma e della Regione Lazio.

La mostra è dedicata a Giulio Turcato, la cui straordinaria personalità è stata rivisitata attraverso un gruppo di opere di particolare importanza realizzate tra il '48 e la metà degli anni '50, che ne documentano la pittura dall’insorgere al pieno manifestarsi della prima maturità. Quegli anni, Turcato fu partecipe del clima di aspro scontro ideologico fra “formalisti” e “marxisti” (così, poco tempo prima del tempo oggi preso in esame, scrivevano nel loro manifesto i giovani di “Forma”, fra cui lo stesso Turcato, sperando con la loro arte di scavalcare questa falsa dicotomia), tra fautori della rinnovata ipotesi astratta ispirata in primis alla Francia e sostenitori del ‘nuovo realismo’, destinato a configurarsi come ‘realismo socialista’.

Turcato seppe assai presto svincolarsi da questa dolorosa forbice ideologica, dando vita ad una pittura che, pur evocando temi di forte impatto sociale e politico (ne fanno fede, in mostra, dipinti come le Rovine di Varsavia, un Comizio, alcune Fabbriche e Miniere, fino ai Giardini di Miciurin), s’appoggiava in realtà ad una purissima formulazione antinaturalistica della pittura, nella quale presto il colore, liberamente esplicato sulla superficie, rivestirà un ruolo egemone. Così Turcato, errabondo e nomade fra culture diverse, ha elaborato la sua prima lingua, lontana sia dalle prudenti sintassi di un’astrazione internazionale che da un certo punto in avanti rischierà le secche dell’accademia, sia dal paralizzante ossequio ai dettami ideologici proposti ad artisti e intellettuali dal Partito Comunista. La fortunata convergenza della eccezionale disponibilità d’un nucleo collezionistico storico, non più visto dal tempo della grande antologica dedicata a Turcato dalla Galleria Nazionale di Roma, della collaborazione dell’Archivio Turcato e della generosa disponibilità a prestare molte storiche raccolte di solito custodite gelosamente (dalle quali provengono anche taluni dipinti inediti di quel tempo) hanno consentito a questa mostra, curata da Fabrizio D’Amico, di assumere un tratto realmente museale, con la quale Emmeotto è lieta di presentarsi al suo pubblico.

Sono esposti, come accennato, dipinti ispirati ad ognuno dei temi prediletti dall'artista in quegli anni: dal ciclo delle Rovine di Varsavia, alle Miniere e Scenderie, da una versione del Comizio al Massacro al napalm del 1952, fino ad alcuni Giardini di Miciurin, e infine al Merlo – presentato, assieme al Paesaggio atomico anch’esso oggi in mostra, alla Biennale di Venezia del ’54 – e ad alcune Composizioni con civetta: serie, tutte, felicissime, che, sulla metà degli anni Cinquanta, introducono nell’immaginario di Turcato, più esplicitamente di quanto non sia avvenuto sino ad allora, modi in cui una vena ironica, o un lieve sorriso, si fanno presenti nell’opera, in un mutuo e sempre riattivato scambio di suggestioni figurali e grammatica astratta.

Un’ultima sezione della mostra, composta da sette dipinti, è dedicata agli anni successivi alla metà del '50, fino ai primi anni '60, aprendo in sintesi una prospettiva su alcuni frangenti del lavoro futuro di Turcato: che, come è ben noto, trascorso il clima delle crude battaglie ideologiche del dopoguerra, abbraccerà per intero una pur anticanonica, e sempre deviante, astrazione. Il catalogo, oltre al testo introduttivo di D’Amico e agli apparati bio-bibliografici, riproduce le storiche presentazioni di Palma Bucarelli e Nello Ponente alle due sale personali destinate a Turcato dalle Biennali veneziane del 1958 e del 1966.

 

 
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Rassegna stampa

La mostra si terrà dal06/12/2006 ore18:30 al 10/02/2007.
 

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